Yoshinao Nanbu, fondatore del NANBUDO e del KARATE SANKUKAI, è nato nel 1943 a Kobe, Giappone. Vive da quaranta anni a Parigi. Torna spesso in Giappone e ogni mese tiene seminari di più giorni in tutto il mondo. Oggi è il direttore tecnico della Worldwide Nanbudo Federation (WNF) e conduttore di International Nanbu Budo University (INBU). Possiede diplomi di alto grado in molte arti marziali tradizionali, incluso KARATE, JUDO, AIKIDO, KENDO, IAIDO, ecc… 

Questa intervista è stata fatta al maestro Nanbu da Hanshi Leo Rafolt in occasione del seminario tenuto a Firenze l’8 e 9 marzo 2014. Traduzione dall’inglese Renshi Furio Rugi.





LR: Quali esperienze della sua prima gioventù, rispetto alle arti marziali, ricorda ancora? 

YN: Uno dei più bei momenti della mia gioventù è collegato ai viaggi nella zona montuosa di Tajima, durante le vacanze estive. Là io passavo di solito l’intera estate, nuotando, pescando, godendomi l’ambiente. Questa relazione con la natura ha caratterizzato la mia prima infanzia introducendomi in qualche modo al mondo delle arti marziali. Più tardi ho reso omaggio a questa zona della mia fanciullezza creando un KATA che è chiamato “Tajima”, una forma che è ancora praticata nel karate stile SANKUKAI e nel NANBUDO ora è chiamato SHIN TAJIMA (nuovo Tajima). 

LR: La sua intera vita è dedicata alle arti marziali. Da dove l’origine del suo interesse? 

YN: Entrambi mio padre e mio zio insegnavano judo in Giappone, nella regione di Kansai, ed erano eccellenti istruttori della scuola tradizionale di judo. I loro metodi erano rigorosi così come quelli del mio primo insegnante di karate. Già durante i primi giorni di allenamento delle arti marziali mi resi conto che sarei divenuto un insegnante di arti marziali. Ne ho praticate molte, JUDO, KARATE, KENDO, IAIDO, AIKIDO. A quel tempo non avevo visione di un mio stile o di un mio metodo, ma avevo una mente sintetica, quando si trattava di arti marziali. La mia famiglia era una famiglia samurai, nel senso che i miei antenati, e tutti i miei parenti, coetanei e amici, erano strettamente legati alle diverse tradizioni marziali del Giappone, non soltanto con le discipline che poi si sono diffuse in Occidente, ma anche con discipline meno note come il JUKENDO. 

LR: Quali erano i metodi di allenamento dei suoi primi giorni? Ci può raccontare qualche esperienza? 

YN: I miei primi ricordi sono gli allenamenti di judo, che erano molto impegnativi, con un sacco di ripetizioni. Grande attenzione era rivolta alla tecnica, alla precisione ed alla “morbidezza” delle tecniche di judo, nel senso originario di Jigoro Kano. Oggi un tale approccio al judo è quasi perso, sebbene esista ancora, conservato nell’idea originale di JUDO RANDORI o tecniche di KATA. Inoltre, uno dei miei più interessanti istruttori è stato il maestro TANAKA, un aikidoka il cui metodo di insegnamento era particolare: nelle prime fasi di apprendimento non toccava mai i suoi studenti con le mani, e tutte le leve al braccio e le proiezioni venivano eseguite utilizzando un bastone di legno. Nella mia prima gioventù ero stato avviato all’aikido, ho anche visto dimostrazioni del suo fondatore MORIHEI UESHIBA. In realtà sono ancora affascinato dalla fluidità dei movimenti in quasi tutte queste arti marziali giapponesi. 

LR: Tuttavia ha anche avuto stretti legami con il maestro Chojiro Tani? 

YN: Sì, Tani sensei è uno dei maestri di karate che hanno profondamente influenzato la mia comprensione delle arti marziali, particolarmente il karate moderno. Anche se ad un certo punto non l’ho più seguito perché avevo una diversa visione concettuale. Da lui mi fu affidato il compito di sviluppare il TANI HA SHITO RYU KARATE in Europa, particolarmente in Francia, ma non ho potuto seguirne tutto il percorso. Il karate, a quel tempo, aveva una certa dose di rigidità. Ed è la mancanza di flessibilità che mi ha fatto distaccare dai suoi molti e grandi valori, che mi avevano attratto. Ho dovuto andare per la mia strada ed è stata una scelta difficile per me lasciare il maestro Tani. Mi ricordo che, quando ci stavamo salutando, una bottiglia di sakè si ruppe nelle sue mani. Alcuni mesi più tardi morì. 

LR: Come ha deciso di venire in Europa? 

YN: La mia partenza dal Giappone non è stata una decisione né semplice né facile. Da un lato c’erano molti ostacoli amministrativi e diplomatici, il reperimento di documenti e di garanzie, dall’altro la separazione dalla famiglia e dagli amici. Tuttavia, è stata una buona decisione, non mi pento. Ho avuto modo di conoscere una cultura diversa in cui più tardi ho fondato la mia famiglia e con il NANBUDO ho fatto un’arte interculturale riconosciuta e unica. Ho anche fatto amicizia con molti immigrati giapponesi in Francia. La vita è una unica opportunità e non ci si dovrebbe lamentare neanche per una volta, dobbiamo imparare dai nostri errori e seguire il nostro percorso. I primi anni in Europa sono stati molto difficili per me. Mi sono allenato molto ed avevo una specie di contratto con Henry Plée, leggenda francese del karate, colui che mi aveva invitato in Francia: partecipare al maggior numero di tornei e campionati internazionali e vincere sempre! Questo è quello che ho fatto. Ho insegnato molto e questo mi ha dato una grande esperienza come insegnante di BUDO. Nel centro di Parigi, nel dojo di Henry Plée, nelle prime ore del mattino insegnavo aikido, più tardi insegnavo judo, nel pomeriggio e nelle ore serali conducevo lezioni di karate, quasi ogni giorno. 

LR: A Parigi, dove vive oggi, e nel corso di molti viaggi, ha incontrato molte celebrità, sia nel mondo delle arti marziali sia di altri settori? 

YN: Certo, grandi nomi del BUDO giapponese sono amici miei, da Mochizuki, Kamohara, Nakamura, Nakahashi, il grande scrittore e filosofo ZEN Taisen Deshimaru. Parigi è un grande centro di arti marziali in Francia e in tutta Europa, un terreno fertile dove molti istruttori giapponesi hanno trovato casa. Con molti di essi socializziamo intensamente, organizziamo seminari in comune e conduciamo una sorta di associazione di esperti giapponesi in Europa. La Federazione Francese di Karate e Discipline Associate (FFKDA) ha recentemente deciso di premiarmi con il grado di nono DAN per i successi ottenuti nell’arco della mia vita nella promozione delle arti marziali giapponesi e la mia via al BUDO in Francia. La maggior parte dei funzionari incaricati di darmi questo titolo sono stati, paradossalmente, miei allievi in passato. Non importa, questo è il più alto grado assegnato ed approvato dalla federazione in Francia, cosa di cui sono molto orgoglioso. 

LR: Come è stato effettivamente creato il NANBUDO e che cosa lo ha spinto a questo? 

YN: E’ stato realizzato in condizioni inadatte ma, d’altra parte, in circostanze molto favorevoli. L’idea del NANBUDO si sviluppò in me già dal primo periodo in Europa, maturando dalle esperienze fatte con gli stili SHITO RYU e SHUKOKAI, più tardi SANKUKAI. Comunque non c’erano ancora le condizioni per presentarlo al pubblico. Qualche anno più tardi, diverse visioni sull’organizzazione ed alcuni attriti all’interno della famiglia del KARATE SANKUKAI mi convinsero a ritirarmi in solitudine nell’ambiente naturale di Cap d’Ail, nel sud della Francia. Compresi che non dovevo essere soddisfatto solo perché il mio stile (SANKUKAI) aveva un gran numero di seguaci in Europa e Giappone. Rimasi a Cap d’Ail fino al 1978, quando finalmente presentai pubblicamente il NANBUDO. Ebbi una buona occasione e potei tenere una dimostrazione della nuova arte marziale davanti al Principe Ranieri di Monaco e la famiglia reale. Durante il periodo trascorso in solitudine meditavo quasi ogni giorno, ricercando una serie di principi e forme. Non era un isolamento classico come, per esempio, l’isolamento di un monaco Zen: era piuttosto il tentativo di creare un ambiente favorevole e le condizioni per poter lavorare intensamente. 

LR: Quali sono state le reazioni alla nuova arte marziale? 

YN: Le reazioni furono diverse. Da un lato mi hanno chiamato “thinking machine”, perché le tecniche che ho presentato al pubblico sono molto complesse, molto diverse da quelle riprese dalle arti marziali più popolari. Alcuni di loro, naturalmente, erano scettici. Ma, nella mia vita sono sempre stato abituato ad essere messo alla prova, fin dalla mia giovinezza. Come capitano della squadra di karate dell’Università di Osaka in Giappone, sono stato spesso costretto ad impormi d’autorità, sebbene fossi più accomodante sui metodi di allenamento che prevedevano un uso pesante del MAKIWARA. Anche mio padre mi metteva spesso alla prova. Vorrei ricordare solo un episodio, proprio poco prima del mio viaggio a Parigi. Dovetti acconsentire ad affrontare mio padre in un combattimento pubblico di judo. Fortunatamente riuscii ad eseguire una rapida ed esplosiva tecnica IPPON SEOI NAGE, i miei amici ricordano ancora quell’incontro! Una volta sono stato messo alla prova anche da Bill Wallace, che voleva verificare l’efficacia del principio di NANBUDO della difesa e pugno simultanei. 

LR: Quale parte del Nanbudo è più complessa, a suo parere? 

YN: Forse la parte più complessa sono i sistemi KEIRAKU TAISO e KI NANBU TAISO, forme terapeutiche per la circolazione dell’energia: sono dei piccoli KATA (piccole forme) basati su esercizi respiratori e sui meridiani dell’agopuntura. Tra le tecniche di combattimento del NANBUDO forse le più complesse sono le tecniche di spazzata e proiezione: specialmente le tecniche circolari di spazzata come KAITEN GERI GEDAN, che è divenuto un po’ il marchio di fabbrica del NANBUDO come arte marziale. Il nuovo praticante che entra nel sistema NANBUDO riconosce poco a poco che tutti gli elementi che lo compongono sono interconnessi e ne intuisce la finalità. A parer mio, costituiscono un sistema unificato. 

LR: Lei spesso sottolinea l’importanza della formazione individuale, una sorta di auto-realizzazione all’interno della pratica del NANBUDO e nella comprensione del BUDO. Ci può spiegare meglio che cosa intende? 

YN: Questo si riferisce sia a livello di condizione fisica sia mentale. Una goccia d’acqua non danneggia la roccia, ma dopo pochi decenni la roccia viene scavata e si rompe sotto l’azione continua della forza dell’acqua. Quando ero giovane,ad esempio, per rinforzare i muscoli e rendere i calci più veloci indossavo i sandali GETTA (pesanti sandali in ferro) e li indossavo anche per tutto il giorno, anche per andare all’università. Una volta il capostazione mi disse di smettere perché i sandali stavano danneggiando i pavimenti. Eseguivo mille calci ogni giorno. Allenavo le tecniche a mano nuda al MAKIWARA. Mi piaceva utilizzare le camere d’aria di bicicletta per aumentare l’efficacia delle tecniche di pugno di karate e le proiezioni di judo. Oggi, naturalmente, non è più così, ma ho proiettato questo concetto di lavoro fisico sulla formazione mentale… Comunque, il NANBUDO è un’arte vivente ed in evoluzione. Osservo i miei studenti durante i seminari e modifico le tecniche, le trasformo, cambiando frequentemente e radicalmente il mio metodo, introducendo nuovi elementi nel sistema esistente e già consolidato. D’altra parte, la metafora dell’acqua è estremamente importante nella mia arte marziale. Mi guida nei momenti di riflessione e nei giorni più creativi del NANBUDO. Oggi la uso spesso per descrivere il modo naturale e rilassato delle tecniche di NANBUDO. 

LR: Lei spesso sottolinea l’importanza dei KATA nello sviluppo del BUDOKA… 

YN: Dal momento che ho cominciato a insegnare e studiare approfonditamente le arti marziali, che è quello che faccio ancora da quarant’anni, ho capito l’importanza dei KATA per imparare ogni tipo di tecnica di BUDO. Regolarmente, spiego ai miei studenti che il KATA è il fondamento di ogni arte marziale tradizionale giapponese. Ho dedicato grande attenzione all’insegnamento e alla pratica delle tecniche dei KATA. Nello SHITO RYU ci sono da imparare i duri KATA del sistema di Okinawa. Nel KARATE SHUKOKAI sono leggermente più morbidi. L’allenamento del JUDO si basa sui KATA KODOKAN. Quando arrivai in Europa le basi tecniche del karate erano i KATA SHOTOKAN, gli HEIAN e i PINAN. Nelle prime fasi del KARATE SANKUKAI questi KATA furono sostituiti dal mio sistema basato sui KATA HEIWA. HEIWA significa “pace”, all’esordio del KARATE SANKUKAI questi KATA erano in realtà gli equivalenti del sistema KATA SHOTOKAN, HEIAN e PINAN. In realtà, oggi, l’insieme delle tecniche di NANBUDO si basa interamente sulla fedele riproduzione di sequenze di KATA. Tutti gli aspetti del NANBUDO, dalla parte marziale vera e propria (BUDOHO) a quella energetica (KIDOHO) alle basi mentali (NORYOKUKAIHATSUHO), tutto si fonda su KATA. Nel NANBUDO non c’è niente che esista al di fuori di un sistema di forme codificate: questo è il motivo per cui molti appassionati di arti marziali rimangono affascinati di fronte alla natura così disciplinata del NANBUDO, così come alla sua precisione. I KATA sono così un prerequisito per ogni apprendimento di base, necessario per trasferire l’insieme delle tecniche (MENKYO KAIDEN). Il sistema delle tecniche di KATA sono sia disciplina del corpo (TAI) sia della mente (SHIN), perché gli studenti sono condotti a pensare in maniera ordinata e più sistematica. Nel SANKUKAI questo aspetto mentale, che nel NANBUDO è chiamato NORYOKUKAIHATSUHO ed è inteso come crescita personale (SHUGYOHO), era completamente ignorato. La consapevolezza mentale del NANBUDO si discosta dal karate tradizionale al quale io appartenevo, anche se lo apprezzo ancora moltissimo. 

LR: Il NANBUDO come arte marziale è vivo grazie a lei. E’ costantemente in viaggio e tiene seminari in tutte le parti del mondo. Non è stanco? 

YN: L’energia positiva che mi trasmettono i miei studenti mi dà forza! … In tutto il mondo dal Cameroon alla Costa d’Avorio, dalla Norvegia alla Finlandia, Francia, Spagna, Marocco, Ungheria, Slovenia e Croazia… solo per citarne alcuni. Il NANBUDO è spesso definito “un’arte per la creazione dell’energia KI”, anche se questo può sembrare seguire un po’ la moda alternativa. Il NANBUDO risveglia veramente il lato positivo degli esseri umani perché valorizza la comunicazione all’interno del movimento, perché è fluido e aperto, perché permette personalizzazione, e la sua vasta gamma di tecniche lo rende adatto a tutti. Le arti marziali non dovrebbero dimenticare la loro origine nella natura (SHIZEN) e quindi seguirne le leggi. Il NANBUDO, in sostanza, elimina ogni forma di forza esteriore e contemporaneamente permette l’acquisizione di energia interna, valori che si manifestano come atteggiamento positivo nella vita di tutti i giorni, azioni positive. Questa è la vera essenza del NANBUDO: che si trova acquisendo fiducia nella pratica, nella vita quotidiana, che si trova avendo le idee chiare e mostrandosi gentili verso gli altri.



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